Come si comincia il bilancio di un anno che ha portato all’improvviso, non annunciato, morte e distruzione in tutto un pianeta?

Ci sono delle cose successe da paperness quando eravamo assolutamente ignari e sembrano assurde ora. Ma sono successe e hanno continuato a succedere, e non posso rinunciare a quella che è diventata una tradizione importante: a fine anno ricordare e ringraziare per tutte le cose che mi sono inventata e fatto diventare reali grazie a voi.

Eccoci qui, ai primi di gennaio, con i nostri bei Flow d’annata a costruire le moodboard per l’anno che veniva, fare merenda, votarci e premiarci. Era un evento come gli altri, di quelli che una volta al mese (alla fine più spesso), imbastivamo in negozio. Senza mascherine, tutte belle appiccicate.

Dell’ultimissimo corso in negozio, il 12 febbraio, mi sono scomparse le foto. Nel telefono ne ho trovate solo 2, senza persone. Strano, no? Io che documento tutto sempre, per l’ansia che le cose vadano perse come lacrime nella pioggia.. Di questo evento topico, l’ultimo prima che andasse tutto perso nella pioggia, resta solo questa, i colori di San Valentino, le carte per il progetto a tasche.

Poi qualche idea, progettini, ispirazioni, il nostro solito tran tran di idee che sprizzano e all’improvviso la paura.

Un giorno dopo pranzo ho detto a mia sorella: raccogli le tue cose, andiamo a chiuderci in casa.

Avrete letto chissà quante cronache di quel periodo, la nostra versione è – per fortuna, orgogliosamente – quella della creatività. Nella confusione generale ho pensato che quello sapevo fare e quello dovevo portare avanti.

Per prima cosa un’occasione per stare insieme, anche se tutte chiuse in casa come poi pian piano chiunque sul pianeta.

Il sabato sera, alle 21, paperness dava appuntamento per delle lezioni incoraggianti, su bellezza, creatività, allegria – tutte quelle cose che sapevo ci rendono felici anche e soprattutto quando tutto il resto intorno vacilla.

Poi sono venuti i buoni della creatività sospesa, delle cifre lasciate pagate sullo shop online per chi guardava il nostro trambusto di progetti e novità e non era nella condizione di permetterselo.

E poi è venuto quello di cui sono più orgogliosa, l’abitudine di condividere tutorial e ispirazioni e salvarle nelle Stories in evidenza dove poter essere ritrovate da chiunque nel tempo. Al momento stiamo alla collezione Tutorial 16, in ognuna delle quali ci sono più di 10 progetti – una vera marea di idee e creatività.

Durante il lockdown è nato anche il Museo della cartoleria!

Un posto virtuale, su Youtube, per passeggiare attraverso stanze tematiche dove soffermarsi a guardare la mia enorme collezione di bellezza su carta. Mi sono regalata un logo fighissimo e mi sono messa di buzzo buono a girare vari filmati, ma fermata ben presto a causa di un boom mai visto prima del negozio online.

Fra tutorial, le lezioni del sabato sera, le code al supermercato siamo usciti dal lockdown più sconvolgente e ha fatto capolino l’estate. Con calma (molta calma) e sangue freddo abbiamo riaperto il negozio.

Per prima cosa abbiamo creato un angolo spiaggia dove poter leggere vecchi numeri delle nostre riviste preferite.

Anche l’estate è scorsa, chi sa poi come, con nostra madre qui, la suocera a cui far compagnia, un bambino tenuto troppo al chiuso da far scorrazzare all’aria aperta.

E’ arrivato settembre, strambo anche lui, e per la ripartenza abbiamo inaugurato l’angolo del Creativity Truck, dove creare gratuitamente progettini con timbrate, tag, strisciate di washi tape.

E da lì è stato un rush di ispirazioni e iniziative.

Abbiamo tentato un corso covid free all’aperto, convinte della temperatura clemente di un bel settembre. Invece per tutto il mese c’è stata un’afa insopportabile e il giorno del corso ho temuto che le temerarie svenissero.

Però sono contenta di questo ricordo, d’altra parte il sogno profondo di paperness è sempre stato street. Food truck, street art….la strada è lì e ci chiama.

La mania dell’autunno sono stati i journal DIY, un modo che mi ha stregato di mettere insieme e alternare pensieri e parole alle immagini che più mi accendono e fanno contenta.

Presto e inevitabilmente è diventato un corso digitale, il nostro primo. Casalingo e grezzo ma devo dirvi che ne sono ancora orgogliosa.

Poteva bastare una mania?

Ovviamente no, e ci sono state settimane in cui ho trascurato doveri vari per loro, le buste decorate. Qui – giusto perché vi voglio bene – posto solo una foto, ma le mani prudono e ne metterei 50.

A ottobre, poco prima che la curva prendesse una risalita esponenziale, abbiamo fatto finalmente un pranzo di Design Team che è stato fighissimo per tutta l’eccitazione creativa che s’è dovuta concentrare in poco spazio e tempo, idee e progetti e cibo buono e bello che volavano come foglioline d’autunno.

Sembriamo ubriache, ma non s’era toccato alcol, solo bellezza.

Subito dopo, grazie a Serena (l’ultima a sx nella foto) si è concretizzato il sogno di avere un giornaletto tutto nostro, che racconti più di una volta all’anno (il qui presente bilancio finale) cosa succede da paperness.

Nasce il paperness Times!.

Poi ci sono state due challenge, estiva e autunnale. Un kit base di prodotti uguali per tutte da interpretare ognuno liberamente, con alla fine il miglior progetto votato a insindacabile giudizio del design team. La seconda, quella autunnale, è stata più difficile per lo stile dei prodotti base e soprattutto perché l’abbiamo fatta durare fino a quando ormai tutti gli animi erano a piè pari nel Natale.

Quest’anno il battage natalizio è stato parecchio agguerrito e precoce, ribellarsi per difendere il diritto di godersi l’autunno una battaglia persa in partenza che ovviamente abbiamo voluto combattere.

A un certo punto dell’autunno ho cominciato ad andare a letto tardi, quando tutti dormivano perdevo ore a fare disegnini su Instagram, fra funzione pennello e ricerca di GIFs. Anche qui le mani prudono per postare 50 foto, ma mi modero. Se volete vedere i miei disegninin li trovate nelle stories in evidenza intitolate Way of life.

2, dai.

Nel frattempo, zitte zitte quatte quatte, ci stavamo facendo dei regali per affrontare l’autunno.

Sempre insieme all’angelo custode Serena un sito più allegro e veloce da navigare.

Insieme alla nostra illustratrice di fiducia il sogno che avevo da tanto tempo, una mappa della zona del negozio per invogliare le persone a passare un’intera giornata nei nostri dintorni indie.

Intanto la cosiddetta seconda ondata avanzava, l’ansia saliva e a un certo punto – governo o no – ho deciso per un nostro personalissimo lockdown. Più difficle del primo a cui pochi giorni dopo era seguito quello di tutti, stavolta siamo stati un po’ sole e incomprese ma pazienza.

Nel mio cervello lockdown vuol dire incontri virtuali su Zoom e subito sono ripartiti gli appuntamenti. A differenza della edizione della primavera fatta di lezioni teoriche e tante parole, stavolta ho parlato pochissimo. Ho creato una Playlist rilassante (che ho regalato poi a tutte a Natale) e abbiamo disegnato, seguendo la storia della mia guru del momento.

La prima volta al venerdì, e poi la domenica sera.

L’idea è stata compresa da chi doveva comprenderla, incluso il più piccolo di casa che ancora accorre quando mi vede al mio posticino in casa da dove trasmetto sperando di mettersi a disegnare in compagnia di tante altre persone.

Nel mentre con Serena giocavamo a creare le moodboard, che ve lo dico a fare, una fissa pure queste. Abbiamo preso le foto di paperness per Instagram di un certo periodo e lei con la sua leggiadria ne ha tratto delle lavagni ispirazionali.

Ne è uscita una durante l’autunno e poi una apposta per il packaging natalizio.

E poi basta, non è stato più umanamente possibile spingere avanti il Natale e ci siamo arrese. Abbiamo riaperto il negozio e tirato fuori le decorazioni, ma cambiandole un bel po’ e facendoci prendere da un fregola decorativa da paura.

E poi le idee regalo, con qualche perplessità quest’anno in cui così tante persone avevano ben poco da festeggiare. Siamo arrivati alla fine con la stessa sensazione contraddittoria “non sarebbe il caso di fare silenzio?” mista a “non ci eravamo assegnate il compito di tirare su il morale in tempi di pace, mica ci tireremo indietro adesso?”-

Le ultime settimane sono scivolate via così, a negozio aperto, ma nessuna festicciola, nessun incontro, addirittura a scoraggiare chi voleva venire a incontrarsi da paperness. Per fortuna le mani andavano, le manie pullulavano e sono riuscita ad attaccarvi:

  1. La mania delle zine tematiche.

2. La mania degli scrapjournal stagionali.

Alla fine, un’uscita blitz del paperness Times, stavolta anche in versione digitale, da allegare ai regali di Natale per offrirne i proventi all’associazione Salvamamme.

E siamo arrivati a oggi, 48 ore dalla fine, qualcuna di meno dal prossimo incontro ancora tutto da preparare.

Ebbene sì, quest’anno potevamo non passare la vigilia insieme a paperness? Se volete iscriversi mandate un fischio.

Buon anno a tutte ragazze, ancora più forte a chi c’era e a chi è arrivato a leggere fino a qui.

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