Ci chiedete spesso se siamo a questa o quella fiera, e come mai non ci siamo, a settembre, a ottobre e a novembre, e in primavera di nuovo.
La domanda reiterata è stata per me una buona occasione per andare a fondo dei miei pensieri, di una sensazione che avevo e non riuscivo a decodificare. Ora ho finalmente capito, e vi voglio ringraziare per lo stimolo ad approfondire: col tempo che passa le cose riguardo al negozio si fanno più chiare, diventano così lampanti che mi fa strano tutto il tempo che ci metto a capirle.

Paperness voleva essere, fin dalla prima volta che ha fatto capolino nella mia testa come un’idea pazza che avrei dovuto abbandonare l’istante successivo, un negozio fisico.
Fisico perché le vie della città con le serrande abbassate mi mettono una tristezza che non sono in grado di descrivere. Fisico perché le vie delle città con i negozi tutti uguali che tu sia a Madrid, Roma o Parigi mi fanno venire un nervoso che non sono in grado di descrivere.

La prima volta è stato 18 anni fa. Ero stata mandata dall’azienda che mi aveva assunto a studiare qualche tempo vicino a Bruxelles e una certa domenica eravamo andati coi compagni di studio in città. L’amore non andava molto bene, e avevo pensato che comprarmi qualcosa di originale e carino mi avrebbe fatto tornare il sorriso. Forse il sentimento di partenza spiega come ci sono rimasta di sasso quando mi sono accorta che le vetrine delle vie centrali della città avevano le stesse cose che avevo visto a Milano. E in mezzo non c’era nessun, ma proprio neanche uno, negozio tipico, trovabile solo a Bruxelles. Era il 2001, forse il fenomeno era cominciato prima e io non me n’ero accorta.
Le cose poi sono peggiorate, è diventato normale sapere di non avere nessun posto veramente originale che meriti di vestirsi e uscire di casa. E certo, a quel punto, comprare online ha avuto gioco facile: è troppo più comodo.

Paperness è la risposta alla me di allora, a tutte le Marie che hanno qualche motivo per essere tristi ma sanno che un quadernino fatto con fantasia e creatività, un blocchetto di sticky notes inusuali, una confezione di penne mai viste prima hanno il potere di cambiare l’umore.
Questa cosa la affermo con sicurezza ormai, perché sono innumerevoli le volte in cui me lo avete confermato, due solo oggi.

Non si chiamano tutte Maria naturalmente (eheheh), e non abitano nemmeno tutte a Roma. Certo il negozio online è necessario, e sono contenta di averlo aperto dopo la mia forte reticenza iniziale, ma anche chi è lontano sa che è un posto aperto, con delle persone dentro che tengono le luci accese e lo animano. C’è vita qui dentro, ci sono degli esseri umani.
Per rendere possibile questo spendiamo, molto: in termini economici, per l’affitto e tutti i costi collegati all’immobile, e energetici diciamo, per essere presenti e garantire i migliori orari di apertura che possiamo permetterci.

Le fiere sono eventi completamente diversi, durano tre giorni e poi finiscono; raggruppano venditori, prodotti, filosofie diversissimi fra loro, accolgono enormi masse di persone in un limitato periodo temporale e in uno spazio tipicamente lontano dalle case abitate.
Non riesco a immaginare un modo di coniugare la nostra missione, la nostra intenzione, la nostra anima e nemmeno le nostre colonne sonore con un’esperienza di quel tipo.
Noi facciamo una cosa diversa: questa diversità è quello che cerchiamo di proteggere e preservare, e mantenere viva anche per voi.