Mini è un nome in codice,  e oggi svelo un altro pezzetto di segreto.

Lo scrapmondo è fatto di tanti mattoni: qui adesso li snoccioliamo tutti, uno alla volta, poi alla fine ci voltiamo, li contiamo e uno capisce fra sé e sé quello che gli appartiene di più.

Mini sta per mini album, è la versione moderna degli antichi album di foto.  Una volta erano grandi, comprati in cartoleria, si attaccavano le foto con gli angolini adesivi e spesso le pagine con le foto erano divise da una carta sottile col ruolo di proteggerle (non mettere le dita sulle foto!).

Nel mondo nostro invece gli album sono fatti nelle maniere più strane.

Possono aprirsi come una scatola che esplode (nome in codice: explosion box):

Possono essere delle minuscole scatoline (l’interno di queste in post a parte, quando li avrò completati):

Possono essere una sequenza di fogli rilegati con tecniche diverse:

Sono fatti principalmente per raccogliere foto, a tema: una gita, una giornata di festa, un particolare momento. Di solito poi hanno pure un titolo. Ma niente impedisce di usarli per raccogliere altri ricordi: biglietti, citazioni, pensieri. Un minialbum è come il little black dress: per tutte le occasioni.

Si possono scovare tutorial su internet, ma meglio ancora è partecipare a un corso vero e proprio, con l’insegnante, le istruzioni, il materiale. A Roma ci sono due possibilità: Scrapiteasy a sud, e Immaginelab a nord.

Io li faccio da circa tre anni, sono andata a Roma sud e a Roma nord, e poi molto più a nord. Ho seguito insegnanti che arrivavano da Torino, Firenze, l’America, la Germania, la Spagna. Ho speso un numero inquantificabile di ore su youtube….e alla fine sono rimasta una absolute beginner.

Ma non importa, perché la goduria è costruire il proprio minialbum simile a quello che abbiamo visto, non eccellere o trovarsi adeguate o migliori.

E’ un vero piacere puro: sei lì, con l’attenzione e il desiderio e il respiro, e non vorresti essere da nessun’altra parte.

Mi domando come mai in tutta la letteratura su mindfulness e meditazione non siano ancora comparsi dei testi che parlino di quest’esperienza. Il tentativo dei libri da colorare, ormai in trend discendente, ne è solo una pallidissima approssimazione. Mi toccherà scriverlo io. Il nome c’è già: paper happiness!

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