E’ passato un mese dal nostro evento: è tardi per parlarvene lo so, ma l’idea di lasciar perdere mi genera molto dispiacere e quindi mi metto qui buona buona, con la mia playlist Spotify Release Radar e vi racconto com’è andata, dall’inizio.

A gennaio 2017 vado per la prima volta, piuttosto spaesata, alla fiera della cartoleria di Francoforte. Non sapevo di cosa si trattasse, e nemmeno bene cosa fare della mia vita. Il primo stand in cui mi fermo è pieno di pennarellini color pastello: parlo con un ragazzo con gli occhiali (tenete a mente), me ne regala uno, di colore….mint, ma capisco che è molto complesso rivenderli, bisogna ordinare grossi quantitativi e passare da un distributore che non sa nemmeno indicarmi per bene.

Quel  pennarellino comunque (ndr)  nei mesi e vicissitudini successive (per esempio l’apertura di un negozio tutto dello stesso colore) sta sempre nell’astuccio che porto con me.

A gennaio 2018, con il negozio aperto da mesi, delle idee più chiare su cosa ordiniamo e cosa vendiamo, torno alla fiera di Francoforte. Allo stand Marvy Uchida questa volta ci passo alla fine, quando il dolore ai piedi è così forte da rendere impossibile qualsiasi altro pensiero. Allo stand mi avvicina una ragazza, gli altri stanno smantellando, sono proprio le ultime ore. Io le do’ il mio biglietto, dico due parole sul negozio. Arriva in quel momento un signore, mi fa qualche domanda e io ho la prontezza (attenzione, questo è il vero momento di svolta) di tirare fuori il volantino, dove si vede un po’ com’è il negozio e il nostro mondo. Il signore si illumina, e comincia a dire in giapponese alla ragazza cose ovviamente incomprensibili per me.

Mi ritrovo con una borsa di stoffa piena zeppa delle penne più belle che abbia visto in tutta la fiera, e un biglietto da visita. Il dolore ai piedi diventa insopportabile, ma pur di riportare quella borsa a casa con me ci sarei arrivata camminando sui gomiti.

Una volta tornata gli scrivo, mi scrive, gli racconto delle Ladies Drawing Night e delle cose che succedono al negozio. Prende a mandare samples, come li chiama lui, in gran quantità, per aiutare in qualche modo i nostri incontri al negozio. A un certo punto mi scrive: vengo a Roma, puoi organizzare un workshop?

Io lo accenno appena su Instagram e vengo inondata di richieste di partecipazione. Nel frattempo Cecilia Boschi ci manda una bellissima lettera calligrafata e il match si fa da solo: un incontro di presentazione del brand Marvy Uchida insieme a quella del workshop di brush lettering che faremo in autunno con Cecilia B Calligraphy.

A 10 giorni dalla data fissata, 8 settembre, comincio a ricevere enormi cartoni, 3 al giorno più o meno per una settimana. Quella quantità esorbitante di generosità, gentilezza, magnificenza di cui a gennaio ero stata destinataria io, ora estesa a tutte le clienti del negozio.

Riesco ad accontentare quasi tutte, distribuendo su 4 turni le richiesta di partecipazione, fra sabato e domenica. Il signor Take, presidente della holding Uchida Yoko, e il signor Awano (il ragazzo con gli occhiali di gennaio 2017!) arrivano in negozio giovedì 6 settembre, accaldatissimi, assetati ed affamati.

Cos’hai con questi colori pastello? E’ la prima domanda che mi fa Take-san. Ne seguiranno mille mila: lui è una persona attentissima, curiosissima, sveglissima: sempre consapevole nonostante sia evidente quasi subito che non capisce bene l’inglese e che lo parla in modo per me incomprensibile. Dopo 4 giorni passati quasi sempre insieme posso dirvi che è importato poco, ha capito molto di più di quello che sarebbe normale parlando la stessa lingua. A un certo punto, una sera in macchina verso Roma centro, mi è venuta addosso un’ondata improvvisa di dispiacere per una cosa mia personale e subito, nel silenzio in cui stavamo in quel momento, ho sentito: all ok Maria? Non avevo fatto né detto niente di particolare, evidentemente è anche una persona molto sensibile.

Le nostre quattro giornate insieme le abbiamo passate come segue.

La prima a guardare sconvolti la quantità di pennarelli arrivati in terribili sacchettini di plastica, decidere che sarebbe stato impossibile preparare più di 60 goodies bags e riportarli tutti al piano superiore (dopo che li avevo portati di sotto tutta da sola nei giorni precedenti). Fissarli ammassati nei loro sacchetti orridi, decidere che dovevamo fare qualcosa, girare sconsolati per cartolerie tradizionali in cerca di scatole per esporli meglio.

La seconda giornata a benedire la nostra Mrs Wolf risolvi problemi che, non  so come faceva a sentirselo, aveva preso il giorno di ferie per noi ed è venuta a soccorrerci. Ci siamo inventate, idea per me che resta geniale, il pen bar: un tavolone pieno di pennarelli in cui ogni partecipante, una volta fatto il check in col suo nome avrebbe potuto scegliersi da solo i pennarelli per ogni tipologia, del colore che preferiva.

Pennarelli brush da calligrafia di tanti tipi, a punta pennello e a punta tronca, pennarelli da stoffa chiara, da stoffa scura, da stoffa glitter, pennarelli da vetro e ceramica, da lavagna e legno, pennine sottili e evidenziatori. Al check in veniva consegnata una borsa con logo da riempire come si preferiva, grazie allo spiegone delle stupendissime hostess.

Insomma due giorni a lavorare duramente, in 4. Giovedì con @MelindaLife, venerdì con @Leocadia. A fine giornata però li ho coccolati come meglio ho saputo.

Espressioni di chi vede Roma la prima volta, piazza Venezia, Roma

sacra pausa pranzo

sacro aperitivo a piazza Navona

Sabato mattina eravamo prontissimi ad accogliere 15 persone alle 10,30, 15 alle 14.00, e 15 alle 17.00 e poi di nuovo alle 10.30 di domenica.

il sig Take elegante che mi aspetta davanti all’albergo

io che introduco la prima sessione

Mr Awano che fa la sua presentazione

Ogni sessione prevedeva una presentazione veloce della offering Marvy Uchida da parte di mr Awano, e poi la maggiorparte del tempo dedicata alla pratica con i colori. Prima con rudimenti di lettering su carta, poi a personalizzare le borse di stoffa ricevute, poi provare i colori per stoffa scura su alcuni bottoni preparati dal sig Take. Infine chalk lettering su piccoli quadrati di legno e lavagna.

un gruppo di ragazze aiutate da Cecilia a cominciare con le prime linee

pittura su stoffa per personalizzare le borse appena ricevute con gli stencils

Take-san ha paura che non bastino i bottoni e ne prepara altri

Un presidente di holding intenazionale che fra una sessione e l’altra spazza per terra

soddisfatto con la primissima cliente del pen bar

E’ stato faticoso e affettuoso, elettrizzante ed entusiasmante, accogliente e potente. E’ stata una festa di incontri e di calore umano. Non potrei dimenticarlo neanche se volessi. Ringrazio qui chi è potuto venire, chi ci ha seguito da lontano, chi sa o sente che noi un po’ di cuore ce lo mettiamo.

elisabetta.io venuta per solo un’ora da Mirano Venezia e tornata indietro!

il team

Take san col primo supplì della sua vita

stremati e felici, domenica verso sera, alla fontana di Trevi