Due passi dentro American Crafts

Fra qualche giorno sarà passato un mese dal giorno del mio trionfale solcare l’ingresso della sede dell’azienda dei miei sogni. Ero reduce da 10 giorni in mezzo ai posti più belli che avevo mai visto, esperienze quasi mistiche di unione con la natura e l’universo intero, tramonti e cieli stellati che mi avevano letteralmente tolto il fiato. In vari momenti avevo pensato: più bello di questo non ci può essere niente.

 

Non potevo sapere che, poco dopo, nel bel mezzo di una periferia industriale avrei trovato qualcosa di più bello delle cose più belle che non avevo mai visto prima.

Questo è l’ingresso del palazzo, abbastanza anonimo ok ma non per me, mentre aspettavo ci venisse a prendere il commerciale responsabile dei clienti internazionali.

Ci ha accolto e ci ha portato nella sala, appena entrati a sinistra, di rappresentanza. 5-corridoi-5 con esposti tutti o quasi i prodotti rivenduti da American Crafts negli ultimi tempi e nel prossimo futuro. Davanti ai corridoi un lungo tavolo da riunione: ci siamo seduti lì a raccontargli che fa paperness, condividere opinioni e progetti.

Quanto appena detto potrebbe essere, o anche no: per quel che ne so forse il mio compagno e il commerciale hanno parlato di calcio, o di bowling. Io con quella quantità spropositata di cose stupende a 2 metri da me non ero molto lucida, credo di aver avuto un’espressione inebetita tutto il tempo, forse ho sorriso, forse mi asciugavo l’acquolina sperando si passasse al bando alle ciance il più velocemente possibile.

Ma no, scherzo! In realtà speravo di allungare il brodo più possibile per non andarmene mai più da quel posto.

Che non stessi proprio in me comunque si evince abbastanza dalla prossima foto. Ho dovuto metterla in bianco e nero e sparare le luci per togliere un po’ del mio sguardo allucinato ma la pazzia si vede abbastanza lo stesso.

Vicino alla sala di rappresentanza, a piano terra, c’è l’ufficio dei commerciali e della gestione ordini (arrivano lì i nostri allora). Qui non siamo entrati, il nostro amico mi ha dato l’impressione di snobbare un po’ il lavoro gestionale: ci ha portato subito al terzo piano, dove con orgoglio ci ha fatto fare il giro del grandissimo open space dei creativi.

L’entrata del terzo piano:

Io ho molta simpatia dei commerciali ma devo dire che camminare fra designer e creativi mi ha stregato, forse aveva ragione il nostro amico a portarci subito lì.

Questo è quello che si vede appena entrati. Mi sono fatta degli scrupoli a fare le foto, ne ho fatte pochissime, quasi di sfuggita, e poi mi sono pentita.

Mi fossi sentita libera, sarei partita a chiedere un autografo a tutti quelli che vedete.

Più avanti, il centro dello spazio è fatto di tante scrivanie, ognuna con un Mac enorme e sul tavolo di tutto fra washi tape, nastri, carte, forbici e attrezzature scrap varie. Nel perimetro che circonda lo spazio aperto tanti uffici con le pareti di vetro.

Uno, per esempio, aveva davanti alla scrivania questo:

Non m’è sembrato appropriato chiedere la differenza fra chi lavora nell’open space e chi negli uffici trasparenti ma chiuso, mi è rimasta la curiosità.

Alcuni uffici chiusi sono piccole stanze riunioni, ci ho visto dentro meeting da due tre persone e diosolosa quanto avrei voluto unirmi alle varie combriccole. Che si stavano dicendo? Parlavano di qualcosa che fra qualche mese mi troverò fra le mani?

Sempre sul perimetro circondante ci sono due sale, senza vetri, dove si girano i video e ci sono i set fotografici.

Finito il giro mi è sembrato che il nostro accompagnatore ci avesse dedicato fin troppo tempo, e che la famiglia rimasta in camper avesse aspettato abbastanza a lungo.

Non ho accettato l’invito a pranzo, e di questo viaggio della vita è una delle cose che rimpiangerò di più. Gli avrei detto che io mi nutro di carte e quaderni, e che per me potevamo benissimo passare un’ora a osservare la gente al lavoro, senza bere e mangiare.

Eccomi qui, nel tentativo di sembrare una persona seria che si fa fare una semplice foto ricordo e non una che si sta per aggrappare al comò retrostante per non essere portata via.

 

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