Lo stato di flusso

In questi giorni di tempo libero in spiaggia mi è capitato di parlare dello stato di flusso. L’avete mai sentito?

Per non rischiare di descriverlo male sono andata su wikipedia e vi riassumo e concentro i concetti. C’entra, eccome se c’entra, con il motivo per cui siete finite su questo sito.

Sentite un po’ e ditemi se non vi risuona qualcosa che conoscete bene bene.

In psicologia, il flusso (flow), o  esperienza ottimale è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività. Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito.

Il concetto fu introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi (se cominciate oggi e vi esercitate tutti i giorni fra circa 6 mesi dovreste poterlo pronunciare) nella sua teoria del flusso, e si è poi diffuso in vari campi di applicazione della psicologia, come lo sport, la spiritualità, l’istruzione, o la seduzione.

E oggi nella cartoleria e nello scrapbooking, anche se la ricerca in questo campo d’applicazione deve ancora cominciare. La potremmo fare noi, da paperness, ora che ci penso.

Qui riporto, a beneficio della scienza, una foto di repertorio di me & my sister a un incontro per un album natalizio: completamente assorte, completamente assenti dal tempo dallo spazio (e io perfino da Leone che da quando è nato è il mio pensiero costante anche mentre dormo. Tranne quando ho in mano penne carte e adesivi).

Il meccanismo

In ogni momento, ciascun individuo riceve una grande quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante; gli psicologi hanno scoperto che la mente ne può gestire solo un certo numero alla volta: circa 126 bit di dati al secondo in base allo studio dello stesso Csíkszentmihályi del 1956.

Generalmente ogni individuo è in grado di decidere su cosa vuole concentrare la propria attenzione. Tuttavia, quando si è in stato di flusso si è completamente assorbiti nell’azione e, senza prendere coscientemente una decisione, si perde la consapevolezza di tutte le altre cose: tempo, persone, distrazioni e persino esigenze fisiologiche. Ciò si verifica perché tutta l’attenzione è occupata da quella particolare azione e non ne resta per le altre attività, pur necessarie.

Componenti dell’esperienza ottimale

Csikszentmihalyi individua i seguenti fattori che, pur potendo apparire indipendentemente l’uno dall’altro, in realtà sono in combinazione tra loro e costituiscono la cosiddetta esperienza di flusso:

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro ma solo sul presente).
  3. Perdita dell’autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell’attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l’effetto dell’azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dominare la situazione.
  8. Piacere intrinseco: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l’impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell’azione da fare apparire l’azione naturale.

Il significato evoluzionistico delle Esperienze Ottimali

Lo psicologo Massimo Agnoletti, in collaborazione con il prof. Csikszentmihaly, ha elaborato una tesi di dottorato per verificare tramite un apposito questionario l’ipotesi secondo la quale la frequenza di Esperienze Ottimali vissute sono utilizzate quale criterio di scelta del possibile partner per una relazione a lungo termine. I risultati condotti su un campione di 118 uomini e donne non solo dimostrano che preferiamo come potenziali partner persone che dimostrano un’alta frequenza di Flow ma anche che più la frequenza è alta più li preferiamo.

Vedete che se godete a scrivere  e incollare trovate pure l’amore?

Qui un altro reperto che doniamo alla scienza, mia sorella in trance (o flow) che ricopia i suoi appunti quotidiani. E ho scoperto che non è l’unica a fare il diario in brutta e in bella!

 

L’articolo Wikipedia, che se volete trovate qui, continua riportando alcune applicazioni pratiche del concetto. Manca evidentemente la cartoleria e lo scrapbooking, chissà che una di noi non voglia integrare un giorno la voce wikipedia con una sua ricerca specifica. Io mi candido come prima cavia!

Applicazioni

Apparentemente Csikszentmihalyi è il solo ad aver pubblicato suggerimenti specifici per il raggiungimento dello stato di flusso, come metodi per la progettazione di spazi per il gioco che facilitino l’ottenimento dell’esperienza ottimale. Altri autori invece si sono concentrati sull’uso dello stato per migliorare attività, come la spiritualità, il rendimento in molte aree tipo negli affari, improvvisazione libera, psicologia sportiva e stand-up comedy.

Religione e spiritualità

Csikszentmihalyi è stato forse il primo a descrivere questo concetto nella psicologia occidentale ma, come lui stesso riconosce, non è stato il primo a quantificare il concetto di flusso o a sviluppare applicazioni basate sul concetto.

Per millenni i seguaci delle religioni orientali come l’Induismo, il Buddismo ed il Taoismo hanno perseguito il superamento della dualità tra mente e corpo come elemento centrale dello sviluppo spirituale, sviluppando una serie di teorie sul superamento di tale dualità, attraverso la pratica spirituale.

I praticanti di varie scuole di Buddhismo Zen applicano concetti simili a quello di “flusso” nella pratica della loro arte, come nel caso dell’aikido, kendo e ikebana. Nella tradizione yoga si fa riferimento allo stato di “flusso” per quanto riguarda la pratica dello Samyama, la focalizzazione della psiche sull’oggetto della meditazione.

Sport

Nel linguaggio sportivo spesso si parla di trance agonistica, concetto che nei paesi anglosassoni è definito come la “zona”, “stare nella zona”, indicando durante una prova atletica uno stato mentale che combacia perfettamente con la descrizione fatta da Csikszentmihalyi dell’esperienza ottimale. Le teorie e le applicazioni di tale stato e la sua relazione con la prestazione atletica sono argomenti di studio nella psicologia applicata allo sport.

Il famoso calciatore Pelé ha descritto la sua esperienza di stare nella zona come “se provassi una strana calma… una specie di euforia. Sentivo che potevo correre per tutto il giorno senza stancarmi e che potevo dribblare qualunque giocatore della squadra avversaria e quasi passare fisicamente attraverso loro”.[12]

Il pilota di Formula 1 Ayrton Senna raccontò la sua esperienza durante il Gran Premio di Monaco del 1988: “Ero già in pole e continuavo ad andare sempre più forte… Improvvisamente ero quasi due secondi più veloce di chiunque altro, compreso il mio compagno di squadra con la stessa macchina. E improvvisamente ho realizzato che non stavo più guidando la macchina coscientemente. La stavo guidando attraverso una specie di istinto, solo che ero in una dimensione differente. Era come se fossi in un tunnel”.[13]

Benessere Psicofisico

Le Esperienze Ottimali sembrano implicate anche nella Qualità di Vita percepita e nella regolazione dell’asse dello Stress (Ipotalamo Ipofisi Surrene). I correlati neurofunzionali delle Esperienza Ottimali sono in parte sconosciuti ma alcuni recenti lavori scientifici evidenziano la correlazione con il circuito dopaminergico (ergo, è meglio di una droga buonissima) e l’attivazione della corteccia cerebrale prefrontale. La dinamica che caratterizza le Esperienze Ottimali è connessa anche allo sviluppo della capacità psicologica chiamata Resilienza.

 

Mi fermo qui per non farne un post troppo lungo. Se volete potete approfondire dal link principale wikipedia, se volete potete scrivervi e possiamo parlarne seriamente. Ancora meglio, potete venire da paperness. Il flow in compagnia è meglio!

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One Comment Add yours

  1. Daniela Ladiè ha detto:

    Ti posso parlare della mia esperienza. Quasi tutte le attività legate al mondo della carta hanno su di me un effetto di distorsione del tempo, negli anni ne ho sperimentate molte ma il periodo, circa un decennio, nel quale ho collaborato con una mini casa editrice e mi sono occupata della nascita di un libro in ogni fase è stato il più completo. Diciamo che la ricerca nelle varie biblioteche, ne ho frequentate di bellissime e ho maneggiato veri e propri tesori, è stata l’esperienza più forte. Ho un ricordo preciso alla Biblioteca Braidense, tra le mani una prima edizione di Linneo che cercavo da tempo e la ragazza seduta di fronte a me nella sala di lettura che mi chiede”Signora ma cosa ha trovato? Ha gli occhi che le brillano”. Che meraviglia.

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