One day

Vi ricordate quel libro che poi è diventato un film (detto per inciso: c’era Jim Sturgess e io non me lo potrei dimenticare neanche se volessi) che raccontava una storia d’amore mostrando lui e lei sempre lo stesso giorno di ogni anno? Mi pare fosse il 15 luglio.

Io ho una cosa del genere da qualche tempo, solo che il mio giorno dell’anno è il primo sabato di maggio e il grande amore che incontro non è un uomo affascinante ma una signora pensionata americana. Si chiama Debbie e la potete trovare qui.

Ha i figli grandi e si passa la sua vita libera viaggiando per il mondo a insegnare a donne più o meno folli di me a fare album e albumetti di foto e ricordi.

I primi di maggio è il turno dell’Italia del suo tour annuale.

Questa volta per la prima volta mi sono concessa di seguire sia il corso del mattino che quello del pomeriggio, col risultato che l’emozione è stata così forte e così prolungata che mi ha scatenato un meccanismo fisico mio che mi prende puntuale alla fine di ogni grande emozione: mi viene un mal di testa bestiale, e dopo mezzora una terribile crisi di nausea. Vi dico solo che dall’altro ieri mi sta passando adesso.

D’altra parte avevo cominciato a fare il conto alla rovescia a inizio anno, sono arrivata al 6 maggio bella carica.

Un corso consiste nel ricevere una busta con la materia prima del progetto, “il kit”, che lei ha preparato nei mesi precedenti (di solito carte, adesivi, pezzi di passamanerie, elastici, buste, strutture di album da assemblare) e seguire le sue indicazioni per 2/3 ore, una pagina alla volta. Io non finisco mai l’album, “il progetto”, durante il tempo del corso, ci sono troppe cose da tagliare, piegare, annodare e non mi resta il tempo per la parte più artistica che sarebbe quella di aggiungere ritagli e adesivi, “gli abbellimenti” o anche “decorating”.

Se volete vedere i progetti dei due corsi di ieri sulla pagina Facebook di paperness ho pubblicato due video in cui ve li mostro.

Ora scappo, la settimana è cominciata e il negozio ha bisogno di me: devo ordinare mobili, chiamare e richiamare tizio caio e sempronio, prendere appuntamenti, insistere, e anche rompere le palle che è la cosa che odio di più.

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